Una storia di secoli
Villa Sagramoso Perez Pompei è un luogo singolare per fascino, posizione, continuità storica, qualità architettonica, stato di conservazione, rapporto tra costruito e ambiente naturale. Un'oasi dove la Storia riposa.
Dalle guerre del '500 a oggi passando per Napoleone
Nel 1509, per meriti militari, la nobile famiglia Pompei fu insignita, dal Senato della Repubblica di Venezia, del titolo di conti di Illasi, con signoria sul castello, sul villaggio e sul territorio. Il feudo fu amministrato dalla stessa famiglia fino al 1797, quando la Serenissima cadde sotto i colpi inferti dal giovane Bonaparte. Estinto l'ancien regime, i conti Pompei di Illasi continuarono a condurre i loro fondi agricoli e ad abitare, per sette mesi all'anno, nelle loro ville di Illasi.
Nel 1922 la contessina Chiara Perez Pompei andò sposa al conte Antonio Sagramoso. I loro discendenti ancora risiedono in Villa Sagramoso Perez Pompei.
Un progetto ambizioso
Nel 1675 il conte Girolamo III Pompei e sua moglie, Ottavia dei conti Guagnini, decisero di realizzare un sogno: costruire per loro e per la loro famiglia il più grande palazzo di campagna della provincia di Verona. Era l'epoca in cui Luigi XIV stupiva l'Europa con la costru-zione della sua reggia di Versailles e la moda del gigantismo dilagava. Nonostante il nome dell'architetto che ideò la Villa sia ancora incerto, è molto probabile che il progetto sia stato affidato a Vincenzo Pellesina. Questi concepì un complesso tanto grandioso da superare le ambizioni dei proprietari al punto che la costruzione non fu mai completata. La Villa fu decorata all'interno con affreschi di Giambettino Cignaroli, Antonio Balestra, Andrea Porta, Antonio Cannella e Francesco Lorenzi, considerato il miglior allievo di Gianbattista Tiepolo
Veduta aerea del complesso di Villa Sagramoso Perez Pompei

L'800 e il romanticismo
Passata la tempesta napoleonica, il Veneto ormai austriaco avrebbe potuto appisolarsi nei ricordi di un glorioso passato e fu invece percorso da spiriti inquieti e preveggenti: Ugo Foscolo, Ippolito Pindemonte, Antonio Fogazzaro, Francesco Hayez e altri incarnarono il movimento romantico e patriottico a cui la Villa non fu estranea. Pindemonte vi soggiornò per parecchie estati di seguito, mentre valenti decoratori completavano gli ornamenti degli interni. Il principe Andrea Giovanelli -presidente degli scienziati italiani- aiutò il proprietario del tempo, conte Antonio Pompei, a progettare e piantare il grande parco che unisce la Villa al Castello contribuendo così a un fondamentale cambiamento del paesaggio della valle.
Ritratto del conte Antonio Pompei da giovane
Attraverso due guerre mondiali
Nel '900 la Villa e il Castello conobbero da vicino due guerre mondiali: durante la prima, quando si temeva che l'esercito austriaco potesse sfondare le ultime difese e calare nella pianura padana, il muro di cinta del Parco fu "fortificato" nella zona nord aprendovi una serie di feritoie per le mitragliatrici. La Villa divenne sede di una scuola di mitraglieri che lasciarono come ricordo il disegno di una mitragliatrice, ancora visibile, graffito sulla facciata.
Durante la seconda guerra mondiale, invece, la Villa ospitò nel salone da ballo l'archivio di stato di Verona e un po' ovunque un centinaio di soldati tedeschi. La famiglia Sagramoso trascorse i due ultimi anni di guerra nella Villa dopo che la loro casa a Verona era stata bombardata. In casa erano state accolte anche numerose altre persone, alcune parenti, altre no, che avevano perduto tutto, comprese alcune famiglie di ebrei, ricercate dalle SS. Allo stesso tempo il giovane Ugo Sagramoso si univa ai partigiani sgattaiolando di notte, sotto il naso dei tedeschi, per eseguire i suoi compiti di combattente clandestino. La famiglia dovette attendere, finita la guerra, ancora due anni prima di poter tornare a Verona a causa della mancanza di alloggi. E lo stesso furono costrette a fare le preziose carte dell'archivio.
L'Archivio di Stato di Verona ospitato nel salone da ballo di Villa Sagramoso Perez Pompei
Nella foto: la contessa Chiara Sagramoso Perez Pompei
Compartire la bellezza: una missione per tutta la famiglia
Un luogo così particolare è una responsabilità sentita vivamente dalla famiglia che l'ha ricevuto intatto dal passato e che sente il compito di custodirlo. La cosa non è semplice perché gli edifici e il parco possiedono sia bellezza che delicatezza estreme, ogni intervento dev'essere commisurato alla natura del posto, materiali non tradizionali devono essere evitati, così come lavorazioni invasive. L'esempio della madre, o nonna, Chiara Perez Pompei in Sagramoso, è il faro sempre acceso che guida la famiglia nel costante sforzo di proteggere e restaurare quanto è ad essa affidato.
I discendenti sentono di voler compartire questa bellezza con un pubblico di appassionati in grado di capirla ed apprezzarla.